A scuola per fare pace. La pedagogia del perdono responsabile.

In un bel libro recente “Il perdono responsabile”, ed. Ponte,  Gherardo Colombo,  uno dei magistrati che fece parte del pool ‘mani pulite’ a proposito del significato del carcere e della reclusione si chiede: si può educare al bene attraverso il male? E’una domanda semplice che fa pensare a molte questioni. Ad esempio a quali sono gli obiettivi possibili di rieducazione e reinserimento sociale del carcere visto che le recidive sono molto alte, gli ambienti di detenzione sono spesso sovraffollati, le condizioni disumanizzanti creano presupposti per una ulteriore affiliazione criminale. Questa forma di giustizia chiamata retributiva, è quella alla quale siamo abituati e poggia sul principio cardine secondo il quale ad un determinato reato deve corrispondere una pena proporzionale. La logica è in fondo quella veterotestamentaria del taglione o dell’ ‘occhio per occhio dente per dente’ che di fatto raddoppia il reato. Quale perdono e riconciliazione è possibile in questo scenario? E’ proprio questa logica ad essere messa in discussione da un’altra forma di giustizia alla quale anche Colombo si riferisce, chiamata riparativa. Nel senso che è tesa a riparare, a ricucire o ricomporre lo strappo o rottura causato dal reato avvenuto tra vittima e reo e non solo alla sua punibilità. Poiché infatti nessuno vive da solo, il reato non riguarda ovviamente solamente le persone protagoniste ma si estende anche alla cerchia dei famigliari reciproci, alla rete delle amicizie e quelle legate al lavoro. Potremmo dire e a ben ragione,che la questione del significato della giustizia e della sua applicazione riguarda tutta la società e interroga profondamente il nostro stesso senso di convivenza sociale. Modelli di intervento di giustizia ripartiva si sono realizzata in molti e grandiosi eventi recenti, ad esempio all’indomani  della fine della dittatura razzista in sud Africa a seguito della liberazione di Nelson Mandela oppure dopo gli sconvolgenti eccidi avvenuti in Rwanda e in molte altre occasioni in cui i governanti si sono trovati ad affrontare le conseguenze di terribili crimini per interrogarsi su quale futuro di riconciliazione fosse possibile per una intera nazione. Il problema oltrechè preventivo, infatti riguarda soprattutto le conseguenze. In questa formidabile e importantissima cornice di senso si sono diffuse nel tempo anche in ambito educativo pratiche di pedagogia riparativa. In particolare in contesti scolastici dove avvengono piccoli reati, soprusi, atti di bullismo o aggressione psicologica tra gli studenti, non così gravi certo da prevedere una reclusione ma che incidono fortemente sulla qualità dei rapporti quotidiani al punto da creare rancore, risentimento, difficoltà di comunicazione. In questi istituti  scolastici gli insegnanti hanno frequentato percorsi formativi orientati ad acquisire competenze di intervento attraverso metodologie che si rifanno alla giustizia riparativa e che i protagonisti: vittima e reo, si incontrino spontaneamente faccia a faccia alla presenza di un terzo mediatore affinché si ascoltino e provino a parlarsi e l’autore dell’infrazione, si renda conto ascoltando la viva voce di chi ha subito il torto, cosa ha significato e quali conseguenze ha avuto per la sua vita quanto è accaduto. L’esito è che i rapporti lacerati si appianano, si ritorna a guardarsi e a parlarsi e magari a riconciliarsi. Il valore di questo approccio è ritengo, che ci si educa collettivamente ad una forma di legalità che non demanda ad altri: istituzioni,organismi repressivi, alla politica o al carcere la soluzione delle controversie ma ce ne si assume in prima persona e concretamente la responsabilità. Spesso infatti nei percorsi di giustizia tradizionale, la voce delle vittime è drammaticamente assente. E’proprio sulla implementazione e diffusione di queste pratiche educative che si giocherà il senso di giustizia sociale e di possibile convivenza nel nostro prossimo futuro. Oltre al bel libro di Gherardo Colombo di cui accennavo in esergo, segnalo lo straordinario e recente testo “Il libro dell’incontro” Il Saggiatore, 2015 dedicato all’incontro di riconciliazione tra famigliari ed ex brigatisti e “Giustizia ripartiva. Ricostruire legami, ricostruire persone” Il Mulino, 2015 incui si presentano esperienze realizzate proprio in contesti scolastici.

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