DIMORE DI AFFETTI. SCRIVERE PER SENTIRSI A CASA. Il racconto di un atelier di autobiografia.

L’atelier di scrittura autobiografica si è svolto nella casa di MariAntonia, una casa densa di storia nel centro di Brescia. Vi si accede entrando in un portone con un volto di pietra che ripara dalla strada, i campanelli incorniciati a fianco in file di ottone preannunciano uno stabile antico.  Vi si entra salendo una breve e stretta scalinata. Sulla destra. Alle pareti bianche di calce, sono appesi numerosi quadri e oggetti legati alla memoria famigliare di chi vi abita o vi ha abitato. Le case sono piccoli musei. Pile di libri sparsi arredano il paesaggio domestico.  Il luogo è anche un b&b: CasaOnia. Della proprietaria ha preso la desinenza, offre soggiorni a persone che passano per la città per turismo o lavoro così come ad amici. Dopo pochissimo la distinzione sfuma e si resta amici. Ho conosciuto MariaAntonia in un pomeriggio di alcuni anni fa, per via di interessi e sensibilità comuni; ricordo l’atmosfera amorevole che mi accolse seduto al tavolino nella grande cucina, sorseggiando un caffè. Da quell’aroma è nata l’idea di proporle di ospitare questo atelier di scrittura che si è svolto in quattro incontri a cadenza settimanale tra marzo e aprile e al quale hanno partecipato sette  partecipanti, tutte donne.  Gli incontri, della durata di circa due ore ognuno, si sono apparecchiati  perlopiù attorno al grande tavolo in cucina, seduti sulle seggiole oppure ricoverati sui divanetti che ne incorniciano lo spazio, un luogo raccolto e silenzioso. Condizioni essenziali che favoriscono l’esperienza di scrivere di sé e con gli altri.  Ecco i titoli degli incontri:

  • Abitarsi. Domestiche analogie e spazi interiori
  • Nella casa di quand’ero bambino/a. L’infanzia e’ un villaggio.
  • Di casa in casa, traslochi come migrazioni.
  • Ti rivedo tra le mura di casa. Corrispondenze, volti, affetti.

Quelli che seguono sono gli spunti e le tracce di scrittura che lo hanno animato e che ho proposto alle partecipanti. L’ideale è poter fare questa esperienza in gruppo, un piccolo gruppo di amici va benissimo, magari accomunati dal piacere dall’esperienza della scrittura di sé, come per esempio diari o lettere, anche se non è necessario. Le esigenze sono minime e ogni dimora è adatta. La regola principe è la piacevolezza e la convivialità affettuosa. Sono proposte che volendo si possono sperimentare anche da soli. In questo caso basta un quaderno e una penna, ma che siano pure quelli amichevoli.

L’atelier è scandito da passaggi che ritualmente si ripetono: a. un esordio poetico o letterario, b. un momento di scrittura di sé, c. un momento riflessivo individuale sul ricordo evocato, d. un momento di conversazione filosofica orale insieme, e. un congedo poetante o simbolico per lasciarsi con la voglia di proseguire. Talvolta propongo di utilizzare i colori, ad esempio acquerelli, pastelli o matite colorate ma non è una performance artistica, si tratta piuttosto di farsi guidare dal proprio gesto.

Un’ultima cosa: seguiamo poche, semplici regole: assenza di giudizio, libertà narrativa, l’autore del testo è l’esperto, sta a lui o a lei se lo desidera dare significato e senso al proprio scritto.


  1. Abitarsi. Domestiche analogie e spazi interiori

Lettura introduttiva di un brano tratto da ‘Un bene fragile. Riflessioni sull’etica’  di Antonietta Potente ed. Mondadori

Per scrivere: entriamo in casa…: racconta in una pagina o poco più, la casa nella quale attualmente abiti soffermandoti sugli spazi e sulle atmosfere… come  anfitrioni: com’è fatta, cosa ami di lei?

Per riflettere ci chiediamo: la mia casa mi somiglia? dove? L’invito è di cercare nel testo passaggi e parole (anche tra le righe) che esprimono sentimenti, emozioni, legati anche a noi stessi e a ciò che siamo e sentiamo…

Eccone alcuni: la tenerezza, il rigore, la grevità, la libertà, la maternità, il senso delle origini,la sorpresa, l’incomunicabilità, il rinnovamento, lo sconfinamento,l’apertura, il senso del tempo, la nostalgia, la solidità, la resilienza.

Con i colori arrediamo la nostra casa interiore. Per ogni sentimento che sentiamo legato anche a noi stessi, ideiamo un simbolo  rappresentandolo con  i colori su un foglio  disponendolo come crediamo nello spazio. Otterremo così una immagine della nostra casa interiore.

Le nostre case interiori

Conversiamo: in quali ‘dimore’ ci conduce la scrittura di sé? eccone alcune:

LA DIMORA RIFLESSIVA, arredata di specchi che rimandano ad altri riflessi;

LA DIMORA DELLA MEMORIA, nella quale si torna ai propri sentimenti passati arredata di nostalgia;

LA DIMORA DEL TEMPO SFUGGENTE e delle dissonanze;

LA DIMORA DELL’AUTOANALISI in cui mettiamo a fuoco ciò che abbiamo provato e sentito;

LA DIMORA DELLA TRANSIZIONE nella quale si accede da un universo privato ad uno sociale, condivisibile;

LA DIMORA DELL’INTERIORITA’ RELAZIONALE nella quale facciamo esperienza dell’abitarci ritornando nella nostra casa interiore;

LA DIMORA DELL’ORDINE POSSIBILE in cui si governa il caos dell’esistenza nominando la realtà;

LA DIMORA DELLA RIDEFINIZIONE DELLO SPAZIO E DEL TEMPO nella quale chi non si perde non cresce;

LA DIMORA DEI SENTIERI CHE SI BIFORCANO (da J.L. Borges) in cui le parole seguono vita propria e moltiplicano le storie.

Per concludere rileggiamo il testo in cui presentiamo la nostra casa, vi cerchiamo singole parole o brevi frasi che ci fanno ‘sentire a casa’. Dopo averle evidenziate le ricopiamo in un nuovo spazio nello stesso ordine in cui le abbiamo trovate nel testo.

Ecco alcune ‘case’:

 CASA SANDRA Tranquillità, verde, silenzio, /luminosità,/minimo indispensabile, /si può stare bene altrove.

 CASA INES Luminosa e aperta/bella vista/riposo confusione/invecchiare natura/infanzia ricordi/ nostalgia

 CASA BETTA Non ho altro che questa. /Per questo la/amo tanto. /Ogni tanto desidero una casa vergine. /Per ricominciare anch’io con lei. /Per abitarmi.

  1. Nella casa di quand’ero bambino/a. L’infanzia e’ un villaggio.

Introduciamo l’incontro con una lettura da C.L. Candiani,  ‘Il sonno della casa’ (da Fatti vivo’, ed. Einaudi). L’autrice da voce gli oggetti e gli spazi di casa: cosa dicono, qual’e’ il loro pensiero, hanno una domanda? Hanno un ricordo, una speranza?  Ascoltandoli li risveglia dal sonno.

Per scrivere: ritorniamo con la memoria nella nostra casa d’infanzia  e con voce di casa ricordiamo un momento importante  avvenuto tra le sue mura, cosa racconta la nostra casa, cosa avvenne? Abbiamo cosi udito di:

Giochi d’infanzia per diventare grandi; Ricordi sfumati e vaghi; Morti improvvise nella notte; Case affettuose che hanno abitato la nostra infanzia; Sapori e profumi indimenticati

Per conversare: quali domande ampie e di senso ci suscitano le storie udite? Ognuno è invitato a trascriverle su foglietti che poi mischiamo e leggeremo poiché…anche le domande sono dimore, ospitano storie idee, punti di vista, commozioni e pensare insieme fa sentire a casa…

Ci congediamo dalla pioggia discreta della sera, con una domanda biricchina:

 e se l’infanzia fosse una grande casa, che parte potrei  essere? 

Spiegazzando, arrotolando, giocando con i foglietti sui quali abbiamo trascritto delle domande  arrediamo la nostra infanzia-casa:

Se l’infanzia fosse una casa sarei: tetto affettuoso/serratura sicura, /fiore odoroso al balcone, /cucina ribollente, /barca che parte, /letto che riposa, /fondamenta che regge.

Se l’infanzia fosse una casa…

 

  1. Di casa in casa, traslochi come migrazioni

In cui abbiamo affidato l’avvio  alle parole di L.Candiani là dove ci invita a traslocare:

‘Leggo per abitare,  scrivo per traslocare‘ (da ‘Fatti vivo’, ed. Einaudi)

Per scrivere: quella volta che me ne sono andato/a di casa…chiedendoci cosa significò e rappresentò  quel ‘trasloco’. Abbiamo udito delle nostre personali migrazioni che raccontavano di:

  • scoperte di una completa autonomia
  • separazione dalle origini
  • abbandono dell’infanzia
  • migrazione verso lingue forzate e traslochi emotivi
  • fughe e arrivi dall’odore di casa, quasi una guida olfattiva
  • un altrove solo desiderato

Conversiamo: se scrivere è un po’ traslocare, qual movimenti (mentali, emozionali) ci fa compiere la scrittura?

Collocare, i ricordi nel loro luogo, la memoria si arreda;

Selezionare, ossia comporre liste di parole da tenere o da buttare

Interpretare, che è l’azione che la penna compie quando fa da tramite (ossia media) tra lo scrittore e il foglio

Fluire, ossia seguire il flusso dei ricordi e delle parole, affidarsi

e anche: autorizzarsi, incorpare, mettersi in relazione

Per concludere: associamo a movimenti corporei quelli della mente narrativa, ne viene una coreografia, da danzare insieme con grazia su una musica come questa: https://www.youtube.com/watch?v=fEOJQawykD0

  1. Ti rivedo tra le mura di casa. Corrispondenze, volti, affetti.

Oggi per ‘addomesticarci’ la penna ci guardiamo attorno, scegliamo un oggetto/dettaglio della casa che quest’oggi ci somiglia, lo useremo per  presentarci…

Introduciamo l’incontro con un ritratto da Alda Merini, ‘Emanuela’ tratto da  ‘Un’anima indocile‘ ed. La vita felice

Per scrivere: rievochiamo tra le mura di casa in forma di corrispondenza una persona che non c’è più… ci rivolgiamo a lei/lui: chi era? cosa ricordiamo? Descriviamo il suo volto e ci chiediamo: cosa resterà per sempre vivo in me di lei/lui?

Conversiamo su una particolare ‘corrispondenza’: tra scrittura di sè e cura. Cosa cura la scrittura di sè? di cosa si prende cura?

– La scrittura di sè è un dedicarsi a sè, ci si recupera, è un tempo di raccoglimento e di raccolta…

– Costituisce l’occasione per cercare la propria divinità, la parte preziosa e di senso, tramite la quale coltivare la prorpia interiorità, il senso del sacro?

– E’ uno sguardo autoriflessivo e retroflessivo nel quale il movimento è togliere, sottrarre, e l’esito è talvolta un senso di alleggerimento;

– E’ ricerca del senso allegro, nel senso di polifonico, possibile, parziale di come si sono svolte le cose. In queste occasioni scopriamo di avere non una ma molte autobiografie la cui narrazione dipende anche dal linguaggio utilizzato giacchè…se ‘sapessimo cosa significa non avremmo bisogno di danzarlo’ (cit. I.Duncan)

– E’ un riconoscersi in  un processo narrativo, dunque dinamico, in perenne trasformazione che attraversa il tempo e le generazioni : un antidoto alle versioni statiche, senza movimento, monolitiche. E’ un fare pace con la propria storia?

– E’ una esperienza in cui rendiamo accessibili  le nostre stanze interiori, è un abitarsi

Per concludere e congedarci, componiamo brevi ringraziamenti rivolti a tutto il gruppo che ha ospitato le nostre parole: “Caro gruppo-casa”…,

“caro Gruppo Casa/ grazie per avermi ospitato nelle tue stanze affettuose/ nella tua cucina prelibata di emozioni/nel tuo bagno dal profumo pulito/nel tuo letto di erotismi narrativi/sull’uscio di un andirivieni cortese./Porto con me la chiave per aprire la buca /delle lettere, la custodirò come un portinaio”. (Beppe)

 

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