SE TUTTO CHIEDE SALVEZZA. La serie tv girata in un reparto di psichiatria ispirata al libro di Daniele Mencarelli


Ho visto la serie tv ispirata al libro di Daniele Mencarelli ‘Tutto chiede salvezza’. La storia si svolge in un reparto di psichiatria, dove il protagonista Daniele, viene ricoverato per un trattamento sanitario obbligatorio in seguito ad una crisi psicotica durante la quale ha assalito i famigliari. Il film mostra una psichiatria medicalizzata e manicomiale, fortemente iatrogena, ossia che genera follia. L’atteggiamento degli infermieri è improntato alla denigrazione del matto che “da di matto”, da sorvegliare e punire costantemente. La parlata del personale sanitario è gergale, con forti inflessioni da borgata romana. Segno di una estrazione popolare che accomuna pazienti e personale.

Si pratica la legatura al letto dei ricoverati
(anche molto giovani)

Si pratica la legatura al letto dei ricoverati (anche molto giovani), vi è una infantilizzazione tipica delle istituzioni totali , come in carcere ad esempio. Il colloquio del protagonista con lo psichiatra di turno è una specie di imboscata: il medico ‘sa’ come si sono svolti i fatti e testa l’adesione della versione del paziente alla sua. Più che un colloquio clinico, un interrogatorio. I due si incontrano (per così dire, ma sarebbe più adeguato dire ‘scontrano’) separati da una cattedra e da una atmosfera che conferisce distanza siderale, verticalità, esercizio del potere.

Essenzialmente il medico ribadisce il provvedimento del tso come una punizione per aver dato in escandescenze.

Il medico ribadisce essenzialmente il provvedimento del tso come una punizione per aver dato in escandescenze. Non vi è mai un tentativo di comprenderne le ragioni, di sviluppare un contatto emotivo, di avvicinarsi. Il sanitario, non condivide gli appunti col paziente né le sue riflessioni. Il rapporto è anzi strafottente e mistificante, il linguaggio quello di una sentenza. Vige un comandamento non detto ma agito ad ogni inquadratura: Il paziente è un matto che va raddrizzato e che vuole fregarti. Dunque occhio! Le sue esigenze sono rotture di scatole che turbano la routine. I ricoverati dormono in sei in una stanza, gli ambienti sono disadorni ed evidentemente raffazzonati. Il cibo viene servito in porzioni plastificate, incellophanate, depurate da ogni odore.

Pazienti e sanitari sono intrappolati in un’unica gabbia di follia che genera follia.

Pazienti e sanitari sono intrappolati in un’unica gabbia di follia che genera follia. Ciò che offre salvezza in un simile desolante scenario, sono le relazioni tra i pazienti che con la loro umanità fragile, debilitata, eppure immensamente sensibile, si scambiano aiuto, frammenti di storie, desideri, corpi senzienti. E che l’istituzione psichiatrica reprime con l’ urgenza di un assillante controllo.

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